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A proposito del Divo e di Gomorra

Il divo di Paolo Sorrentino e Gomorra di Matteo Garrone, nelle sale dopo i successi riportati
al 61° festival di Cannes, tornano a far parlare di “cinema d’impegno” e risollevano gli animi di chi, in Italia, lamentava l’assenza di un cinema di denuncia, capace di scuotere le coscienze.
Ma le due pellicole sono mosse da intenti diversi e, per certi aspetti, lontani dall’impegno civile e politico che caratterizzò il nostro cinema negli anni sessanta e settanta.
Di Silvia Iracà

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Oggi si assiste a uno stemperarsi di quella connotazione “forte” dell'impegno nel cinema e in generale
in tutta l'arte. Tant'è che spesso per guadagnarsi un tale riconoscimento sembra essere sufficiente
un soggetto che attinga dalla materia di volta in volta politica, storica o sociale, senza che l'impronta autoriale
si spinga al di là della semplice illustrazione, o ancora, dell'acritica accettazione dell'esistente, riducendo
così la storia a un pacificante spettacolo di intrattenimento.
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