“Bisogna mandare in frantumi la fiaba dell’arte apolitica”: così scrive Vladimir Majakovskij nel 1926 in un breve e folgorante ‘manualetto’ di consigli ‘pratici’ per aspiranti poeti.
Oggi, in un clima politico e culturale mutato e che in nulla sembra somigliare a quello della Russia post-rivoluzionaria, quelle pagine restano di un’incredibile attualità: per la forza e la nettezza con cui richiamano la necessità di un’arte intesa come “arma” per la lotta culturale, per nulla astratta, per nulla neutrale. |