Attraverso una ricerca in profondità, Lucien Freud porta sulla superficie della tela la stratificazione di cui è fatta la vita: una pittura sulla quale l’occhio è costretto a fermarsi e vedere una vita scabra, ruvida, impervia, che porta i segni del suo disfacimento.
Corpi privi di tensione ma che accolgono la lotta, “campi di battaglia” che stanno lì a dirci quanto il cammino dell’uomo sia un tentativo di far luce nell’oscurità che l’avvolge. Il loro realismo non sta nell’efficace riproduzione delle fattezze, quanto nel disvelamento dell’animo umano. |