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chi siamo | Gigi Livio | L'Asino vola inaugura oggi la sua seconda serie

Nel 1997 ho fondato “L'asino di B.”, Quaderni di ricerca -come recitava il frontespizio- sul teatro e altro. Il primo numero della rivista fu pubblicato dalla Costa & Nolan, una casa editrice, in quel momento, piuttosto vivace. L'esigenza che sentivo di avere una rivista mia -dopo un diverso esperimento degli anni settanta, “Quartaparete”- era dovuta al fatto che le altre pubblicazioni periodiche di teatro, in quel momento in circolazione, erano tutte pubblicazioni composte da articoli, magari anche importanti, di diversa metodologia e di svariato campo di ricerca; al contrario, a me interessava fondare una rivista che avesse come indirizzo ben preciso l'interesse per l'avanguardia portando avanti un discorso critico che sapesse ben distinguere tra vera e falsa avanguardia e che si occupasse di attori e non, o non necessariamente e comunque non sempre, di scrittura drammatica -dagli esegeti non rigorosi definiti “testi” tout court quasi che quello spettacolare non fosse un testo-. Si trattava ovviamente di una rivista di studi accademici (nel senso positivo del termine, senso che oggi sarebbe improprio usare per il deteriorarsi scientifico e morale dell'istituzione universitaria) rivolta agli studiosi e agli esperti del settore.

Il titolo era in qualche modo programmatico: sul frontespizio veniva riportata una citazione dalle Conversazioni con Brecht. Appunti da Svendborg, datata 24 luglio 1934: “Su una trave che regge il soffitto dello studio di Brecht sono dipinte le parole: ‘La verità è concreta’. Sul piano di una finestra c'è un asinello di legno che può assentire con la testa. Brecht gli ha appeso intorno al collo un cartellino, dove ha scritto: ‘Devo capirlo anch'io’”. E proprio il tentativo di capire la concretezza della verità spingeva me e i giovani redattori, tutti miei allievi ricchi di sano furore giovanile oltre che di già maturata dottrina, a tentare di esperire fino in fondo. Programmaticamente, oltre al mio editoriale, il primo numero riportava un colloquio con Rino Sudano in cui egli dichiarava di essere, “o tendere a essere, l'attore etico e concreto”.

Dal secondo numero “L'asino di B.” venne pubblicato da una casa editrice universitaria e finanziato dal Dams della facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Torino. Poiché i riscontri di vendita nelle poche librerie in cui l'editore riusciva a distribuire la rivista erano desolanti, come per altro c'era da aspettarsi, questa veniva inviata ai colleghi in omaggio. Anche qui devo dire il riscontro era quasi altrettanto desolante: l'argomento che noi avevamo scelto come asse portante del nostro lavoro interessava pochissimi e la metodologia che si basava sullo studio dell'attore, messa da me a punto in più di venti anni di studio e insegnamento universitario, ancor meno. Oggi, a più di dieci anni dal primo numero, le cose sono in piccola parte cambiate: giovani scientificamente ferrati, grazie agli impulsi dei loro maestri appartenenti alla prima generazione di docenti di storia del teatro, quando mostrano di sapere andare avanti su una certa linea metodologica ed esegetica e non si limitano a risultare stanchi ripetitori di cose già dette, sembrano dare buoni frutti.

Da questa desolazione, come spesso succede (quando non ne scaturisce una depressione che impedisce di portare avanti alcun progetto, ovviamente) nasce “L'asino vola”. Poiché nel frattempo si era diffuso l'uso della rete informatica pensai che poteva essere interessante, anche se per un ristretto gruppo di intendenti, provare a divulgare lo spirito che aveva informato “L'asino di B.” “L'asino vola” mi sembrò un buon titolo, e mi piace tuttora. Infatti, oltre all'ovvio significato legato all'entrata dell'asino in rete, c'è quello, più interessante, che intende alludere a un vecchio gioco per bambini in cui uno dei due giocatori seduti a un tavolo, di solito l'adulto, elenca una serie di animali, alcuni volanti e altri no, e il secondo, di solito un bambino, deve alzare o no il dito dal tavolo a seconda che l'animale voli veramente oppure no: è una forma, sotto le spoglie del gioco, di ricerca della verità e della sua concretezza e, contemporaneamente, di educazione e di autoeducazione (l'adulto deve stare anch'egli attento ad alzare il dito cercando di ingannare il bambino) a ricercare sia l'una e che l'altra. Anche in questo caso, la piccola impresa aveva però necessità di energie che la portassero avanti: nacque così una redazione allargata tanto entusiasta quanto competente. Il risultato non è affatto desolante questa volta ma, al contrario, confortante: la rivista “che vola” ha avuto, nei primi sette mesi di questo 2009, una media di 1100/1150 contatti il mese; e questo, per un mensile di cultura, sebbene scritto in modo prevalentemente divulgativo, non è affatto poco.

Con questo numero “L'asino vola” inaugura la sua seconda serie. L'editoriale, che era rimasto immutato dal novembre 2004, è nuovo; l'home page è stata messa a punto; questa piccola e molto sintetica storia delle due riviste compare oggi per la prima volta. “L'asino di B.”, esaurita la sua vicenda su carta, verrà trasferito, a partire dal 3 novembre, data di uscita del prossimo numero, nella rubrica oggi vuota. L'impegno mio e di chi vi scrive ora rimane sempre quello indicato da Rino Sudano nel lontano 1977: la ricerca, nell'arte e nella critica, dell'uomo etico e concreto.

La rivista è diretta da Gigi Livio.